Su Lorenzo Boccafogli
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Nome: Lorenzo Boccafogli
Lingua: Italiano
Città: Berlino
Nazione: ITA
Libri:
Guest-book:
Affinità: 3
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[ Consiglio per un libro di Lorenzo Boccafogli ] Dato per la prima volta alle stampe nel 1965, “Gli strumenti umani” ricompare di recente all’interno del volume “Poesie”, con il quale Einaudi decide di presentare congiuntamente le quattro raccolte del poeta.
Superando la lezione dell’ermetismo in ragione di una ridefinizione del ricordo, l’intera opera di Sereni costituisce un’interrogazione costante sul carattere di estraneità che la moderna esperienza del quotidiano assunse ai suoi occhi. Ne “Gli strumenti umani” in particolare, il punto di vista dell’io lirico si colloca con una chiarezza e una consapevolezza senza pari in quella frattura della coscienza collettiva costituita dagli anni che vanno dalla fine della seconda guerra al boom economico italiano. Portato in primissimo piano il vuoto tra la generazione del prima e quella del dopo, la parola poetica cerca con estrema precisione, nell’interstizio tra due mondi separati, l’ombra di una continuità futura. E lo fa con la levità e l’eleganza di una metafisica non artefatta: “I morti non è quel che di giorno / in giorno va sprecato, ma quelle / toppe d’inesistenza, calce o cenere / pronte a farsi movimento e luce”, recita “La spiaggia”, a conclusione della raccolta.
Il verso di Sereni marca proprio in questo senso un passo, un’andatura ritmata che nell’attraversare lo spazio di un’esclusione, la periferia di ieri, dona e al contempo esige uno sforzo valutativo costante. Per questo la struttura dialogica della sua poesia, senza mai sprecarsi nei divertimenti formali che certa letteratura più recente costruisce sull’asse io-tu, restituisce la dimensione di un colloquio con il nuovo mondo che non cessa di insabbiarsi e risorgere, e in cui Sereni, lui proprio lui, Sereni come persona, continua a chiedere una presenza diversa da sé.
In queste pagine il tono meditativo riesce ad armonizzare il vuoto di un’assenza coatta (quello degli anni di prigionia, raccontati dal “Diario d’Algeria”) proiettando la banalità dei fatti in un tempo di attesa, di veglia, che conduce il non-senso e l’utopia a confinare sulla medesima pagina bianca. Le ripetizioni, le costruzioni anaforiche o “a tenaglia” rappresentano dunque l’identità di significato proprio costituendone la differenza o l’incremento - il surplus di una questione irrisolta. Ne risulta il più bel recitativo lirico dell’Italia del trentennio postbellico, tra ieri e oggi, morte e ricostruzione, guerra e secondo capitalismo.
Per questo la voce de “Gli strumenti umani” rappresenta non solo l’apice della poesia di Sereni, ma il più lucido documento in versi della cesura storica in cui il nostro presente continua a cercarsi. Utilizzando una metafora ottica, si può dire che il compito del lettore sia quello di riconoscere in questa poetica una superficie riflettente e insieme di un angolo di rifrazione. La tecnica delle iterazioni orchestra appunto un’eredità non formata, sempre solo utopicamente tracciata dai passi lenti e rari di un discorso che si vuole minimo, ma mai avaro. Esso si impone al dialogo, al colloquio ininterrotto, tramite il cruccio del ricordo; in questo modo il passato riemerge come estraneo in un presente che, se è onesto con se stesso, non può non accoglierne la lingua. E la “nuova generazione” si rivelerebbe così una generazione ancora a venire.
[ Citazione ] Con non altri che te
è il colloquio.
[ Informazioni sul libro ] Sereni, Vittorio: Gli strumenti umani. (original language: Italiano) Einaudi, Torino, 1975 (1965). ISBN: 88-06-42242-1.
Genere: poesia
Parole chiave: poesia, passato, italia seconda guerra mondiale, Italia, guerra
Lingue (consiglio di lettura): Italiano